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DIRITTI NEGATI IN AGRICOLTURA


Ai più sembrerà fin troppo ovvio ribadire che lo sciopero rappresenta da sempre il principale strumento di lotta sindacale, con il quale i lavoratori hanno ottenuto le più importanti conquiste in termini di regolazione dei propri rapporti con i datori di lavoro.

Proprio per questo ci sorprendono le dichiarazioni di chi, in questi giorni da un lato dice di organizzare uno sciopero e dall’altro consiglia ai lavoratori stessi di iniziare a lavorare 2/3 ore prima dell'orario in cui sono soliti piegarsi nei campi, per non arrecare danno alle aziende, insultando la memoria di chi, per quel diritto a rivendicare migliori condizioni di lavoro, ha dato la vita.

Astenersi in maniera collettiva serve ad esercitare una pressione sui datori di lavoro forte per farsi ascoltare. Lo sciopero è una cosa seria! L’art. 40 della Costituzione lo riconosce. Lo sfruttamento e il caporalato, purtroppo, sono una piaga!

Non si può più tollerare chi dice che lo sciopero non vuole colpire caporali e aziende sfruttatrici, anzi, bisogna alzare la voce e mettere all’angolo chi decide volutamente di lucrare sulla pelle dei lavoratori, arrecando un danno all’ economia generale.

Integrazione vuol dire non fare un passo indietro di fronte alla denuncia di una condizione di lavoro degradante, non certo cercare di mediare con il caporale sulle ore da recuperare prima o dopo un finto sciopero.

Per quanto riguarda le condizioni di lavoro poi, il problema non è solo la paga oraria, e non possiamo più accettare chi in maniera subdola “concerta” l’elemosina di 50 centesimi in più all’ora.

Per quanto sia “lodevole” l’iniziativa di alcuni datori di lavoro di arrivare a riconoscere 5.50 euro l’ora, in seguito all’aumento generalizzato del costo della vita, non riusciamo proprio ad esultare.

Perché strumenti come lo sciopero, la mobilitazione, le manifestazioni dovrebbero servire a rivendicare l’applicazione del CCNL e del CPL, la contrattazione privata del “salario di piazza” con i padroni per ottenere 50 centesimi di più, danneggia tutti i lavoratori!

È necessario inoltre che lavoro sia sinonimo di sicurezza, di formazione continua, troppe volte infatti nei nostri uffici si presentano lavoratori che oltre al danno dell’infortunio sul lavoro scoprono la beffa di non vederselo riconosciuto, spesso perché l’infortunio non è stato denunciato, o perché è stato preso in carico da finti mediatori o solo perché chi li riceve in ospedale non ha chiesto o capito la situazione, o non ha notato gli abiti sporchi di terra.

La Flai è da sempre al fianco di chi decide di denunciare caporali, padroni e sedicenti facilitatori, dimostrandolo con fatti concreti, infatti, non è un caso, che si sono rivolti a noi i primi 2 lavoratori che hanno ottenuto il permesso di soggiorno per giustizia in questa provincia di Latina, in un percorso che oggi li vede finalmente riconosciuti come cittadini e non solo come braccia da sfruttare.

Una piena e reale integrazione significa pensare e creare un modello di società dove i diritti non siano differenziati, dove i cittadini abbiano la sicurezza di vivere in uno stato di diritto, che sappiano che bisogna denunciare chi fornisce documenti falsi o ricatta un lavoratore.

Importante è stato Il lavoro delle forze dell’ordine, dell’ITL, negli ultimi anni nello scovare e punire chi ha creato un vero e proprio sistema composto da consulenti, facilitatori, mediatori che pur di spillare soldi non si fanno scrupoli a creare dal nulla documenti falsi.

È ovvio che i ritardi delle Questure e le lungaggini delle pratiche di rilascio dei permessi di soggiorno non fanno che peggiorare la situazione.

L’Agropontino, come il resto d’Italia, vede da ormai 30 anni una presenza stabile di migranti e da anni viviamo in una società multiculturale che vede più di un milione di bambini nati in Italia ma considerati migranti.

La riforma della cittadinanza quindi è un atto non più rinviabile e come Flai accogliamo con favore la notizia che è ripartito l’iter della riforma della cittadinanza in commissione Affari costituzionali alla Camera.

Sentiamo spesso dire che la certezza della pena è fondamentale e ne siamo pienamente convinti, per questo ribadiamo di non capire le ragioni di chi invece di incitare una denuncia collettiva pensa che una sanatoria che con un colpo di spugna cancelli ogni problema sia la panacea.

La denuncia resta uno strumento importante nelle mani dei lavoratori ed è necessario che ne prendano coscienza, girarsi invece dall’altra parte di fronte alla presentazione di documentazione falsa, semplicemente ignorando segnali d’illegalità diffusa, non aiuterà di certo l’integrazione di chi vive oggi in condizioni di fragilità!
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